Prendimi in braccio

on 16 Febbraio 2016

di Fabiana Dallavalle

Quando un bambino piange l’istinto dell’adulto è quello di prenderlo in braccio.

Perché?

Prendere in braccio un bambino che piange è un buon istinto. Gli adulti lo fanno per trasmettergli tranquillità e fiducia nel mondo “non preoccuparti, io ci sono e sono qui per te” dice quel gesto.

Ma non è “solo” questo. Quando prendiamo in braccio un bambino in realtà gli diamo un limite fisico. Con le braccia e il corpo comunichiamo in maniera implicita che c’è una alternativa al sentirsi andare in pezzi.

Quando un bambino è disperato infatti non ha limiti. E’ come se il pianto lo mandasse in frantumi. “Mi sento a pezzi dicono gli adulti”, alla fine di una giornata difficile. Il bambino piange, strilla, a volte si butta a terra, quando ha un momento difficile, quando sente di non avere risorse.

La mamma, il papà, l’educatrice, lo ricompongono proprio attraverso l’abbraccio. Contenere un bambino è dunque questo.

Osservate un bambino mentre gioca. Preferisce quasi sempre spazi piccoli. Ama sedersi nelle scatole di cartone, nascondersi in luoghi protetti e per dormire predilige gli angolini del letto.

Perché quando si rannicchia si annulla il senso di vuoto.

Al contenimento fisico corrisponde  sempre il contenimento delle emozioni.

Gli esseri umani sono un tutt’uno: corpo e mente. I bambini lo sanno bene. Gli adulti dimenticano. Salvo poi ricordarsene quando si accorgono di aver somatizzato una serie di tensioni in altrettante debilità fisiche.

Quando l’adulto consola un bambino attraverso l’abbraccio,  si mette in relazione con lui, lo tiene con sé, lo riporta a quel senso di fusione e con-fusione originari.

Strettamente legato al contenimento emotivo è infine il contenimento attraverso le regole. I bambini non devono essere lasciati da soli nei momenti di difficoltà. Spetta agli adulti decidere per i più piccoli. Quando andare via dal nido, da una festa, da casa dei nonni o di amici, cosa mangiare e l’ora della nanna, lo decidono gli adulti.

 

Ancora una volta spetta ai genitori stabilire limiti che non sono mai solo  fisici e mentali. Per contenere l’ansia dei più piccoli, per sostenerli nella crescita.